martedì 26 agosto 2008

Ho un tarlo per la testa...


E si chiama entomologia xenofbica. O anche xenofobia entomologica, il risultato non cambia, soprattutto perché in certe situazioni i nomi dati alle cose servono solo a stupire e allarmare, più che a denotare e definire.

È il caso ad esempio di Anoplophora Chinensis, un coleottero reso molto popolare ultimamente da numerosi cartelloni affissi per le gallerie delle metropolitane milanesi, e da spot pubblicitari circolanti sulla rete, in entrambi i casi riportanti la firma della Regione Lombardia.

Il terribile insetto, comunemente chiamato Tarlo Asiatico – un nome più facile da pronunciare e da ricordare -, nonostante le sembianze innocue, seppur per alcuni spiacevoli, è in grado di divorare dall’interno un intero albero in poco tempo, provocandone rapidamente la morte e la caduta. Nella sola estate 2008, stando alle statistiche della Regione, ha già attaccato circa 6000 alberi, di cui 3500 già abbattuti.

Certo, non sono molti considerando il totale degli alberi del solo Nord Italia e in generale il ritmo del disboscamento legato ad altre cause: secondo un calcolo approssimativo il danno adoprato dal tarlo avrebbe coinvolto circa 52 ettari di alberi, metà dell’area boschiva lombarda colpita ogni anno dalle motoseghe dell’uomo, e molto poco in confronto ai 100 000 ettari distrutti l’anno scorso dagli incendi in Italia. Dove sta l’urgenza del pericolo allora? La risposta è presto detta: nel fatto che l’insetto potrebbe un giorno moltiplicarsi e magari diffondersi per tutto il territorio nazionale, e divorare l’intero patrimonio boschivo italiano.

I dati sulla sua diffusione sono già disponibili: dopo i primi avvistamenti nei comuni di Usmate Velate, Lissone, Buccinasco, Brembrate di Sopra, Alseno, Castellanza, Marchirolo, Castel Maggiore, Gorla Maggiore, Monza, Sondrio, Sedriano, Vimercate, Carate, pare stia scendendo a sud, verso Pavia, Mantova, San Lazzaro in quel di Bologna e addirittura in Lazio, facendola in barba alle politiche sulla sicurezza del neoeletto sindaco romano Alemanno e dell’Assessore regionale alla Sicurezza Fichera.

Il Tarlo Asiatico è dunque pericoloso perché migra al contrario, da Nord a Sud, a differenza di qualsiasi altro tarlo immigrato comune che invece tende a sbarcare a Brindisi per poi muoversi verso la Brianza. Ed è inoltre motivo d’allarme perché sembra avere tutta l’intenzione di insediarsi e riprodursi: a Milano già l’ha fatto, colonizzando soprattutto le zone di via Paolo Sarpi e di via Padova. Secondo alcune voci pare anche che si serva di carte d’identità false, e che congeli i propri simili defunti per rispedirli in patria, destinati alla sepoltura.

Scherzi a parte, tutto questo non è una bufala, Anoplophora Chinensis esiste, e anche i pericoli esistono, ma il maggiore è un altro, ovvero il motivo che spinge ad una così grande campagna pubblicitaria ingiustificata dalle statistiche.

Non è la prima volta che viene creato un allarme del genere da enti istituzionali. Negli anni ’70 i media americani avevano diffuso tra la popolazione il terrore per quella che, si diceva, sarebbe presto diventata la piaga di fine secolo: un ibrido di Apis mellifera, detta “Ape killer” o “africanizzata”.

Secondo alcuni esperti si trattava di un incrocio creato appositamente per resistere a condizioni ambientali variegate, in modo da favorire una più certa e cospicua produzione di miele a diverse latitudini. Accidentalmente però, assieme alla resistenza gli incroci avevano selezionato un temperamento particolarmente aggressivo, che unito alla grande velenosità del pungiglione rendeva Apis mellifera un insetto molto pericoloso. I telegiornali mostravano immagini sconcertanti di sciami che aggredivano qualsiasi cosa si muovesse e respirasse nelle loro vicinanze, assieme a previsioni sulla diffusione che, si diceva, era talmente rapida che se non si fosse intervenuto presto sarebbe sopraggiunta una catastrofe.

Anche in questo caso ci sono dati veri, come ad esempio il fatto che l’ape killer tendenzialmente sciama più spesso e possiede uno stile difensivo più spiccato che in altre specie; ma sia l’epiteto “killer” che “africanizzata” non avevano alcuna ragione d’essere, poiché l’ape proveniva dal Brasile e ha causato sì dei decessi in seguito a reazioni allergiche, ma in quantità inferiore a quanto facciano le meno pubblicizzate vipere.

Quando si è di fronte ad un’affermazione che può contenere elementi di verità, ma conditi con altrettanti non verificati, falsi e gonfiati si è di fronte ad una voce, una diceria. E una caratteristica comune di ogni diceria è che manipolano l’informazione al fine di generare pregiudizio.

Un celebre studioso di voci, Jean-Noeel Kapferer, nel suo libro Le voci che corrono riporta aluni casi storicamente rilevanti in cui sono state messe in circolo voci che hanno raggiunto l’opinione pubblica in modo talmente capillare da generare allarme diffuso e duraturo; durante la Seconda Guerra Mondiale ad esempio, per istigare odio contro il nemico, il War Information Office del Governo Americano aveva diffuso la credenza sul fatto che esistesse un’organizzazione di spionaggio segreta, la Quinta Colonna, contro la quale circolavano manifesti contenenti slogan che sono ancora ad oggi noti, come “Taci, il nemico ti ascolta” o “Silenzio, anche i muri hanno le orecchie”. La fantomatica Quinta Colonna non è mai esistita, ma ugualmente tramite voci sottilmente e abilmente costruite si è riusciti a generare su larga scala, e a basso costo, un elemento molto utile nella manipolazione dell’opinione pubblica: l’odio verso il diverso, verso ciò che è “altro” che diventa immediatamente “nemico”.

Quale sarebbe dunque il vero pericolo legato all’esistenza del Tarlo Asiatico? Probabilmente la risposta è contenuta nel nome stesso che viene associato al coleottero, ovvero il fatto che sia Asiatico; era già stato fatto precedentemente un tentativo, mettendo in giro la voce sulla Vespa Cinese, anche se in questo caso non è stata fatta una vera e propria campagna pubblicitaria con cartelloni e filmati, e la notizia non è esplosa.

Se di semplice informazione si è trattata, viene da chiedersi come mai non sia mai stato detto nulla a proposito di un altro parassita delle piante, Leptoglossus Occidentalis Heidemann, detto anche “Cimice Americana”, che da circa una decina di anni causa gravi problemi alle conifere italiane. O ancora perché non sia esplosa la fobia della Mantide Berluscosa, un insetto molto pericoloso scoperto da Marco Travaglio nel del 2008: secondo lo scopritore si tratta un ibrido, di una chimera uomo-insetto particolarmente individualista che in virtù dei bisogni del momento avvicina i propri nemici di sempre, si allea con essi per poi divorarne completamente la dignità.

Insomma il vero pericolo del Tarlo Asiatico sta proprio nel prenderlo troppo sul serio. E pare che la campagna stia riuscendo nell’intento, dal momento che le segnalazioni sono tante e l’allarme cresce nella gente, tanto che nel novembre 2007 è stato varato un decreto di lotta obbligatoria e che solo nel 2008 sono stati investiti 960 000,00 € per questo pericolo non pericoloso.

Ad ogni modo staremo a vedere. Intanto è inutile effettuare previsioni di ogni tipo, dal momento che non vi sono dati precisi e scientifici alla mano, e che tutto pare essere un po’ affidato alla vox populi. Se doveste avvistare nel frattempo il Tarlo Asiatico basterà chiamare il numero 840 000 001. E poco importa se l’inflazione aumenta, se ci troviamo nel bel mezzo dei due fuochi di un nascente conflitto e se si fa fatica ad arrivare a fine mese. Esiste un pericolo più grande, ed è il Tarlo Asiatico.

Dimenticavo: il numero di telefono da contattare per le segnalazioni è a pagamento; non si può certo avere tutto. Ma possiamo dormire sonni tranquilli, perché nei prossimi due anni verranno investe 6 000 000,00 € per la lotta al coleottero dalle lunghe antenne. Circa un quinto di quello che lo stato stanzia alla Regione per la Sanità pubblica.





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