giovedì 22 gennaio 2009

sovrastrutture

Ascolta, nasci e non sei praticamente nessuno. Se non per qualche persona che investe su di te gli ideali di un creazionismo materialista per cui sei una nuova generazione. A volte non hai nemmeno questa fortuna.
Ti introducono in un intricato e complesso sistema di variabili, rispetto alle quali il tuo compito diventa allinearti. Non trovare il tuo posto, perché in alcuni sistemi sociali non hai possibilità, ma obblighi.
Ovvero non siamo in una cultura neutra, una specie di grossa enciclopedia umana che ci suggerisce, in base alle nostre inclinazioni temperamentali, chi potremmo diventare. Bensì la cultura appare come una distesa di elementi, le informazioni, alcune delle quali entrano direttamente nei nostri circuiti emotivi, si caricano, generando rinforzi interni del comportamento giusto pur di evitare paura, frustrazione. Le frange etiche di una cultura.
E molti di noi, la maggior parte, se non tutti, diventano controllori, guardiani del processo, e tramite sottilissimi ricatti ci riconduciamo l'un l'altro verso il gregge.

Ti insegnano una storia, come avviene in ogni tribù; quella del bene contro il male altro non è che una leggenda metropolitana. Perché non è così che funziona.
Lo sappiamo, fino ad un certo punto della nostra crescita, che non è inseguendo un principio che riusciamo a fare il bene. Ma che invece abbiamo la possibilità di stare bene, e non perché adottiamo un comandamento esterno, che è sufficiente realizzare appieno la propria inclinazione perché possa diventare in qualche modo benefica. Il bene si chiama endorfina, serotonina.

L'ossessione del controllo, dall'alto, da parte di un'altra leggenda che ci giudica in base a leggi che comunque sono state distorte nella loro divulgazione, o dal basso, dove fuori dagli argini del giusto c'è la solitudine, la morte sociale e psicologica di un essere umano.

Non ha una vera giustificazione tutta la frustrazione che ogni giorno viviamo. Se non l'abitudine, il fatto che è sempre stato così ed è troppo faticoso cambiare.
Non ha una reale spiegazione il sacrificio della nostra umanità.



Seguire la norma equivale a dissolvere le proprie possibilità di esistenza. Dell'unica esistenza di cui possiamo usufruire.

Ci insegnano che le cose possono essere nere o bianche, radicalmente, ma poi ci sono i moderati che dicono che sono grigie e lo rivendicano, ma alla fine sono tristi perché il grigio è un colore triste.

Aldilà di ogni riduzione fenomenologica, oltre ogni tentativo di svelare quanto assurde possano essere le cose, la meccanica normativa su cui si regge un sistema sociale vasto come il nostro si regge su un pensiero che si ritorce su se stesso. Il culmine del razionalismo, mai morto, mai morituro, sarà il comprendere che, finora, abbiamo sbagliato tutto.

Che il nostro pensiero ha vinto sugli altri. Ma solo perché ha barato, ottenendo il massimo utile unicamente per sé.

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