domenica 8 febbraio 2009
come si sta stretti...
Il semplice sapere che qualcosa che non approviamo stia avvenendo altrove ci dà il diritto di intervenire negando a qualcun altro la possibilità di agire? E' senz'altro un problema profondo di democrazia, o meglio di ciò che concerne la definizione giuridica di libertà.
La libertà di azione può essere davvero equiparata alla libertà di negazione? Secondo me dipende da un assunto che viene fatto a priori, che determina la struttura stessa dei rapporti tra cittadini aprendo possibilità giuridiche e sbarrando alcune strade. Credo si possa considerare pacifico il fatto che agire una negazione abbia senso laddove l'azione negata sia pericolosa; libertà di negazione dunque condizionata alla libertà di protezione. La questione diventa: proteggersi da cosa?
Nel caso di Eluana si manifesta un tipico caso di negazione di un diritto in virtù di un'opinione contraria, secondo cui quella possibilità dovrebbe essere negata a chi la contempla come praticabile. Poiché si ritiene quella morte sbagliata, le si nega la possibilità di morire.
Gli effetti di una simile presa di posizione sono naturalmente devastanti, nella misura in cui si obbliga un povero sòma a rimanere agganciato ad uno spiraglio di corrente elettrica che ancora lo attraversa, ma che la persona in questione aveva deciso di non considerare vita. Anche qui, io non credo di potermi sentire urtato all'idea che qualcuno possa desiderare di essere manenuto in vita pur in stato vegetativo, considerando anche quella vis vitalis degna a tutti gli effetti di essere vissuta. E non penserei mai di imporre il mio pensiero sulla giustizia dello staccare la spina. Il contrario però potrebbe avvenire, e infatti in questi giorni lo sta facendo.
Esiste dunque per lo Stato, il nostro lontanissimo Stato, una concezione di vita alla quale, volenti o nolenti, ci dobbiamo adeguare. Per quanto umiliante, degradante, penosa la possiamo ritenere ad essa dobbiamo attenerci.
La vita, da adesso, sarà - dopo essersi letteralmente materializzata e ridotta ad un semplice acido - attività nervosa, di qualsiasi tipo, indipendentemente dalla cellula in cui viaggerà. Che sia il tronco dell'encefalo, il cervello emotivo o il nervo sciatico poco importa: uno vale l'altro. In assenza o in presenza di una soggettività, la vita dell'essere umano, l'essere più evoluto del Pianeta, può essere ricondotta alle catene riflesse, e inizia con il livello di funzionamento vegetativo.
In pratica, se davvero si dovesse prendere questa imposizione come una cosa seria, diventeremmo tutti vegani, o forse anoressici.
Io credo che la vita sia qualcosa di più di questo. So anche che per qualcuno può non essere così. Ma il mio pensiero non nega a nessun altro la possibilità di agire in direzione diversa dalla mia.
Credo che la mia vita risieda soprattutto nella mia soggettività, tengo moltissimo al mio flusso di coscienza, e spesso mi dimentico di mangiare o fare sesso pur di stare in sua compagnia. Non so se riuscirei a non soffrire immaginando il mio corpo nelle stesse condizioni di quello di Eluana. E non voglio nemmeno tirare in mezzo troppo lei, voglio tenermi sul teorico.
Il fatto è che il ventaglio dei diritti di una persona stava per essere ampliato. E qualcuno che la pensava in modo diverso lo ha impedito, ponendo come dovere il suo punto di vista. E' sufficiente questo, per dire che quanto sta succedendo, è proprio inaccettabile.
La libertà di azione può essere davvero equiparata alla libertà di negazione? Secondo me dipende da un assunto che viene fatto a priori, che determina la struttura stessa dei rapporti tra cittadini aprendo possibilità giuridiche e sbarrando alcune strade. Credo si possa considerare pacifico il fatto che agire una negazione abbia senso laddove l'azione negata sia pericolosa; libertà di negazione dunque condizionata alla libertà di protezione. La questione diventa: proteggersi da cosa?
Nel caso di Eluana si manifesta un tipico caso di negazione di un diritto in virtù di un'opinione contraria, secondo cui quella possibilità dovrebbe essere negata a chi la contempla come praticabile. Poiché si ritiene quella morte sbagliata, le si nega la possibilità di morire.
Gli effetti di una simile presa di posizione sono naturalmente devastanti, nella misura in cui si obbliga un povero sòma a rimanere agganciato ad uno spiraglio di corrente elettrica che ancora lo attraversa, ma che la persona in questione aveva deciso di non considerare vita. Anche qui, io non credo di potermi sentire urtato all'idea che qualcuno possa desiderare di essere manenuto in vita pur in stato vegetativo, considerando anche quella vis vitalis degna a tutti gli effetti di essere vissuta. E non penserei mai di imporre il mio pensiero sulla giustizia dello staccare la spina. Il contrario però potrebbe avvenire, e infatti in questi giorni lo sta facendo.
Esiste dunque per lo Stato, il nostro lontanissimo Stato, una concezione di vita alla quale, volenti o nolenti, ci dobbiamo adeguare. Per quanto umiliante, degradante, penosa la possiamo ritenere ad essa dobbiamo attenerci.
La vita, da adesso, sarà - dopo essersi letteralmente materializzata e ridotta ad un semplice acido - attività nervosa, di qualsiasi tipo, indipendentemente dalla cellula in cui viaggerà. Che sia il tronco dell'encefalo, il cervello emotivo o il nervo sciatico poco importa: uno vale l'altro. In assenza o in presenza di una soggettività, la vita dell'essere umano, l'essere più evoluto del Pianeta, può essere ricondotta alle catene riflesse, e inizia con il livello di funzionamento vegetativo.
In pratica, se davvero si dovesse prendere questa imposizione come una cosa seria, diventeremmo tutti vegani, o forse anoressici.
Io credo che la vita sia qualcosa di più di questo. So anche che per qualcuno può non essere così. Ma il mio pensiero non nega a nessun altro la possibilità di agire in direzione diversa dalla mia.
Credo che la mia vita risieda soprattutto nella mia soggettività, tengo moltissimo al mio flusso di coscienza, e spesso mi dimentico di mangiare o fare sesso pur di stare in sua compagnia. Non so se riuscirei a non soffrire immaginando il mio corpo nelle stesse condizioni di quello di Eluana. E non voglio nemmeno tirare in mezzo troppo lei, voglio tenermi sul teorico.
Il fatto è che il ventaglio dei diritti di una persona stava per essere ampliato. E qualcuno che la pensava in modo diverso lo ha impedito, ponendo come dovere il suo punto di vista. E' sufficiente questo, per dire che quanto sta succedendo, è proprio inaccettabile.
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