domenica 27 settembre 2009

DEMOCRATICI IN CHE SENSO?

LA NOTIZIA:

Per l'11 ottobre è prevista la prima Convenzione Nazionale del PD, che precederà le primarie del 25 ottobre.

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Qui a San Juan, dove vivo io, una settimana esatta fa è passato a farci visita Mr. Fassino, magrolino, porello, ancora più di prima; la ricostituzione (del partito) sembrava avergli fatto da ricostituente, qualche chiletto sembrava preso, ma dopo la fatica e la sudata a lui non è stato lasciato nulla, nemmeno il gusto di essere capolista nella sua circoscrizione, dove hanno piazzato invece Cofferati, che per idee e provenienza geografica è poco a "Ovest".

Mr. Fassino dunque presenta la facies tipica del precario: morale a terra, astenia, incapacità di formulare obiettivi, depressione, consapevolezza di parlare al vento. L'evidenza del dimagrimento lo colloca però in una categoria più specifica: lo stagista, che è in effetti l'esito del suo declassamento.

E come ogni bravo stagista, è venuto qui a San Juan per presentare la mozione di qualcun altro, Franceschini, la quale però non sembra molto diversa da quella Bersani che non sembra molto diversa da quella Marini che non sembra molto diversa da quella dello pseudoriformismo che ha animato la politica negli ultimi anni.



UNA DOMANDA...

Che mi sorge dal cuore, dopo aver visto che gran calderone di ibridi demo-catto-mafio-comu-social-liberisti è diventato il Pd è: ok democratici, ma democratici in che senso?

Al solito credo che il solo modo per non fare della politica un gioco a chi alza più la voce sia ancorarsi a realtà banali, a piccole verità che, sì, son sempre relative ma non troppo. Come per esempio il nome che si sono scelti, un chiaro richiamo alla democrazia.

Come se ne esistesse una sola, di democrazia. C'è la democrazia ateniese, una specie di privilegio concesso a tutti tranne stranieri e schiavi; c'è la democrazia terroristica, che va esportata con le armi meglio ancora se in via preventiva. C'è la democrazia cristiana, che permette di mantenere in uno Stato sociologicamente incasinato come l'Italia di mantenere un equilibrio delicato tra istanze quasi tutte prepotenti. C'è la democrazia liberale, che delega a chi abbia voglia il compito di governare, e se poi chi ha voglia di governare coincide con chi ha voglia di fare cassa... be', sono accidenti storici che capitano.

Molto stupidamente io penso invece alla parola dèmos contenuta in democrazia. Dèmos, ovvero popolo, anche se bisogna stare attenti perché se lo chiami popolo sei comunista, se lo chiami gente sei berlusconiano, se lo chiami comunità sei filocattolico, allora io lo traduco con People che, come diceva Lei, "have the power", sempre, in un modo o nell'altro.

Ingenuamente e ignorantemente io credo che una democrazia debba rappresentare o, meglio ancora, lasciare spazio al dèmos, limitandosi a fotografare con strumenti scientifici l'esistente, senza adottare definizioni normative di ciò che il dèmos dovrebbe essere.

Se parlate di politiche per la famiglia ma adottate una definizione ristretta di famiglia che esclude una buona parte di dèmos che invece si sente ugualmente una famiglia, non siete democratici.
Se parlate di politiche contro la discriminazione delle minoranze ma adottate una definizione di minoranze che esclude una buona parte di dèmos che è invece una minoranza, non siete democratici.
Se parlate di politiche economiche che tengono conto della questione ambientale ma adottate una definizione di questione ambientale che esclude problematiche che invece ambientali lo sono, non siete democratici.

Quello che vorrei sapere dal Pd è se, definendosi "democratico", intenda solo fare il verso all'omonimo schieramento americano, o se davvero vi sia un progetto di fondo, seppur liberal, di reale rappresentazione del dèmos. Perché finora la nostra democrazia è stata solo in grado di produrre minoranze, ovvero categorie sociali escluse da alcuni diritti che sono diventati perciò privilegi, e questa è stata un'operazione assolutamente bipartisan, forse l'unica sulla quale destra e sinistra abbiano collaborato bene e in modo proficuo.

Ci si sente discriminati se si è studenti, perché non esiste una rete alternativa al precariato o al bamboccionato che ci permetta di sbarcare il lunario. Ci si sente discriminati se si è lavoratori precari, perché con la promessa sempre rimandata di un contratto si passano anni di lavoro a ingoiare fiele (e se poi il sogno svanisce?). Ci si sente discriminati se si è donne. Ci si sente discriminati se si ha un cane. Se si è disabili. Se ci si vuole divertire. Se si è immigrati. Se si è ragazze. Se si è omosessuali. Se si è eterosessuali.

In generale vorrei che il Pd si rendesse conto del fatto che il dèmos è cambiato, non solo gli stili di vita. E che nessuna parte del dèmos ama non sentirsi considerata dèmos solo perché c'è un'altra parte che sostiene che non lo sia in base alla teoria X.

In generale vorrei che il Pd fosse un progetto in grado di mantenere davvero le promesse fatte al momento della sua nascita, ovvero un programma forte, integrativo, basato su una sociologia reale, e non sugli interessi di quelle stesse correnti che non sarebbero dovute nemmeno esistere. Ad oggi non credo sia così.

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