Stralci di un'intervista a Ozpetek su Mine Vaganti, film che vede protagonista Scamarcio nei panni di un ragazzo gay con serie difficoltà di coming out. Parte parlando della condizione internazionale (ma non solo) del popolo lgbt, poi vira su una piccola rivendicazione personale sul cui senso mi sono fatto delle domande.«Non bisogna mollare, non si deve dare per scontato quel che ci pare di aver conquistato. Noi viviamo in un mondo ovattato, dove tutto è carino e piacevole e tutto è tollerato. Ma fuori non è così. Fuori ci sono figlie lesbiche rifiutate dalle madri, figli gay osteggiati dai padri, se non uccisi, come è capitato qualche anno fa a Siracusa. Un fatto di cronaca che mi impressionò fortemente. Ci sono violenza, intolleranza, ci sono le ronde, i picchiatori, ci sono i bulli che tormentano i ragazzini. Ma il mio non è un film sui gay, è un film sul rapporto tra un genitore e un figlio»
Come se una cosa escludesse l'altra. Come se i gay non avessero rapporti tra un genitore e un figlio. Insomma, si parla di un coming out di un figlio con il proprio padre, cosa che naturalmente non può prescindere dall'esistenza di un rapporto tra quel figlio e quel padre, ma non si può dire che il film parli di gay. Come mai?«Le signore - dice - mi incontrano e mi chiedono: Ferzan, quand´è che ti decidi a fare un film non gay? A parte il fatto che forse non hanno visto "Un giorno perfetto" o "Cuore sacro", mi domando: perché non chiedono agli altri registi quando si decidono a fare film non eterosessuali?»
Eh no calma, qui non si può far finta che si tratti di un banale caso di classificazione, per cui ci si arrabatta tra le definizioni di "giallo", "giallo classico", "thriller" e "noir", qui la classificazione ha il senso più profondo dello scegliere da che parte stare.
Ora, fa ridere il fatto che esista un vero e proprio filone del mercato interamente gay (che va dai film ai vestiti passando per la musica etc.) che si ostini a smarcarsi dalla definizione che in effetti sarebbe più propria. Un film che parla di coming out e ha protagonisti gay purtroppo per tutti gli struzzi con la testa sotto la sabbia è un film lgbt, a meno che non si voglia giocare a fare i Dewey improvvisati...
Allo stesso modo la negazione dell'esistenza della discriminazione verso gli omosessuali, il ripudio della militanza (e dei militanti) come strumento emancipatorio nonché il desiderio di "non definirsi", "sentirsi altro" se non addirittura "oltre" si chiama omofobia.
Poi si può chiamare le cose come si desidera, seguendo un'ispirazione momentanea e pensando che nella propria scelta non ci siano fattori sociali e culturali invisibili che la guidano, pensando di essere davvero liberi di assumere una qualsiasi collocazione nel mondo. Si può fare: si chiama ignoranza.
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