È arrivato GHEDDAFI in Italia. Accompagnato dalle sue due amazzoni, atterrato alle 13.15, FRATTINI lo aspettava per (e da) mezzogiorno, ma GHEDDAFI non è nuovo a questo genere di comportamenti: già l'anno scorso FINI lo attese per due ore, durante le quali non ebbe alcuna notizia del raiss, finché non decise di annullare l'incontro, seccato. È venuto a Roma per i festeggiamenti che si terranno domani con BERLUSCONI in onore del Trattato di Amicizia italo-libico di Bengasi, un documento che sancì nel 2008 il superamento delle relazioni fredde post-coloniali a favore di un rinnovato clima di collaborazione, in particolare su tre punti:
- partership militare, basata sull'impegno congiunto al disarmo del Mediterraneo, attraverso scambi di consulenze;
- impegno bilaterale alla lotta contro l'immigrazione clandestina, per la quale ci furono alcune polemiche con MARONI secondo il quale la Libia non avrebbe mantenuto inizialmente il proprio impegno;
- concessioni immobiliari, ovvero la possibilità dell'Italia di risarcire la Libia con 5 miliardi di dollari di investimenti, dilazionati in 250 milioni all'anno per 20 anni, in infrastrutture e immobili.
Quest'anno non sembra esserci stata la forte contrarietà dell'anno scorso, quando GHEDDAFI fu accolto da proteste di intellettuali e degli studenti dell'Onda, che ne denunciavano la violazione di diritti umani e manifestavano contro l'assegnazione di una laurea honoris causa in giurisprudenza. È prevista anzi un'accoglienza in grande "stile", per due giorni che si articoleranno, salvo imprevisti, più o meno così:
- accoglienza presso l'Accademia Libica da parte di 200 hostess;
- 24 ore di incontri privati;
- pernottamento nella tenda beduina, quest'anno presso la residenza dell'ambasciatore libico;
- domani alle 17 visita a una mostra fotografica sulla Libia;
- cena con diversi esponenti politici e non, come l'a.d. dell'Eni SCARONI;
- messinscena presso la Caserma dei Carabinieri di un carosello di 30 cavalli berberi, 130 Carabinieri e una fanfara.
"Nel regno del kitsch impera la dittatura del cuore. I sentimenti suscitati dal kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone. Per questo il kitsch non può dipendere da una situazione insolita, ma è collegato alle immagini fondamentali che le persone hanno inculcate nelle memoria: la figlia ingrata, il padre abbandonato, i bambini che corrono sul prato, la patria tradita, il ricordo del primo amore. Il kitsch fa spuntare, una dietro l'altra, due lacrime di commozione. La prima lacrima dice: «Come sono belli i bambini che corrono sul prato!» La seconda lacrima dice: «Com'è bello essere commossi insieme a tutta l'umanità alla vista dei bambini che corrono sul prato». [...] Il vero antagonista del kitsch totalitario è l'uomo che pone delle domande. Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un'occhiata a ciò che si nasconde dietro."
Continua la discesa in campo del mondo Cattolico, schierato sui fronti dell'antiberlusconismo, di Famiglia Cristiana, dell'associazionismo civile di Comunione e Liberazione e con oggi anche della difesa dei diritti dei lavoratori: secondo il presidente della Conferenza Episcopale BAGNASCO il lavoro è fondamentale alla costruzione della famiglia, e in quanto tale va difeso. È necessario dunque ricucire lo strappo tra i tre operai di Melfi e la FIAT, seguendo le parole di NAPOLITANO.
Sul processo breve, uno dei 5 punti-picchetto espressi da BERLUSCONI per smascherare i Finiani, è scontro tra il Ministro della Giustizia ALFANO, CASINI ("al Paese non serve un'amnistia"), l'A.N.M. (che sottolinea il fatto che non è un'esigenza imminente) e DI PIETRO (per il quale una riforma della giustizia deve avere l'obiettivo di snellire i processi, non di eliminarli).
Da Il Sole 24 Ore:
«Il provvedimento sul cosiddetto "processo breve" (approvato dal Senato e ora fermo alla Camera) fissa dei paletti più stringenti sulla durata dei procedimenti: un processo deve considerarsi estinto se il giudizio di primo grado non sia concluso entro tre anni (dall'esercizio dell'azione penale da parte del Pm); entro due per l'appello ed entro un anno e sei mesi per il giudizio in Cassazione. Termini che riguardano solo i processi relativi a reati con pene inferiori nel massimo a 10 anni. Per i processi in corso (su reati commessi prima del maggio 2006) la "tagliola" scatta però dopo due anni
I termini si allungano in presenza di reati più gravi: quattro anni per il primo grado; due per l'Appello; un anno e sei mesi per il giudizio di merito. Fino ad arrivare ai reati di mafia e terrorismo per i quali il primo grado dovrà durare cinque anni: tre per l'appello e due per la Cassazione».
La parola è libera. Libera in virtù di una libertà umana, che non è un delirio di onnipotenza creazionista. Libera piuttosto perché può concedersi un clinamen, flessibilità; libera di dedicarsi alla ricerca della verità, di riflettere su se stessa per dare un significato esatto o anche solo stabile al mondo, squadrando il linguaggio e la realtà con il taglione. Ma anche libera di opporsi a chiunque cerchi di imporle uno statuto di esistenza. La parola è libera di assumere drammaticamente forme artistiche, per trasmettere all’essere umano la sensazione di ciò che è sublime o di ciò che è tremendo. Libera di dipingere mondi ideali e perfetti, che si reggono sulla giustizia e sulla legge, o violenti, basati su forza e sopraffazione. Libera all’infinito, eppure vincolata alla socialità della semantica e alla biologia della sintassi. Libera di sfuggire sempre, anche immediatamente, da qualsiasi gabbia di senso da essa stessa creata. Libera di creare, attraverso le storie, la Storia.
La dinamica tra top (chi sta sopra, ma anche chi comanda, attivo) e bottom (chi sta sotto, ma anche chi esegue o subisce, passivo) è assai diversa di quella tra un uomo e una donna, bianco e nero o alta borghesia e ceto operaio. Questi sistemi sono ingiusti perché assegnano privilegi basati su razza, genere e classe sociale. Durante un incontro S/M, i ruoli sono acquisiti e usati in modi molto diversi. Se non piace essere un top o un bottom, basta invertire registro. Si provi a farlo col sesso biologico o con l'etnia o con lo status socioeconomico.
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