sabato 18 settembre 2010
Eppur si muove.
La crisi del PdL; l'Italia assetata di riforme e di coraggio; ingiustizia sociale, debito pubblico e la questione del Mezzogiorno; il potenziale rappresentato dalla media impresa; e poi il PD, che di fronte alla crisi della cosidetta Seconda Repubblica si sta facendo trovare distratto e impreparato. Questi i punti del lungo documento proposto dalla triade VELTRONI, FIORONI e GENTILONI e firmato da 75 Parlamentari su 319; ancora una volta dunque la terra trema, anche se nell'emisfero opposto, di fronte alla minaccia di scismi.
Sono sufficienti infatti (e la lezione è fresca in memoria) 20 Parlamentari per fare un nuovo gruppo e i big di partito BERSANI, FRANCESCHINI e MARINI non hanno apprezzato la mossa: in particolare BERSANI, che proprio non ha accettato l'accusa rivolta a sé implicita nell'affermazione che il PD sia senza bussola. Ci si interroga sul fine di questo documento che di fatto non offre nessuna soluzione nuova al PD, piuttosto ne ribadisce la linea politica in modo tautologico; all'apparenza, perché in realtà scopre il nerbo di un malcontento diffuso rispetto alla leadership di partito, e forse agita lo spauracchio di una conduzione nuova, anzi vecchia. Dunque mentre Rosy BINDI definisce la mossa un assist a BERLUSCONI, la SERRACCHIANI invita al dialogo; e il punto è proprio questo. Già con i diversi episodi accaduti alla Festa del PD a Torino era risultato evidente che il dialogo è diventato un problema, ma non per i contenuti, bensì per la forma del dialogo stesso; e la forma non è quella più o meno estrema, deprecabile la prima ed elogiabile la seconda: l'errore, percepito, sta proprio nel contradditorio. Perché di fronte a un avversario come il PdL la soluzione sembrerebbe davvero essere un pecoronismo speculare, piuttosto che fare leva dando un senso forte e riconoscibile a quella vocazione democratica dichiarata sin dal nome. Le soluzioni proposte sono state la cancellazione della frase sull'assenza di bussola e la correzione di "Movimento" in "movimento", per essere chiari senza ombra di dubbio sulle dichiarazioni di intenti. Qualche voce inizia a parlare di un cambio delle guardie, appellandosi allo Statuto.
Roma è la Capitale d'Italia. Più o meno dal 1870. Ma ieri lo si è ribadito con un decreto ufficiale, votato all'unanimità, che sancisce la nascita di Roma Capitale, e cambia il nome del Consiglio Comunale in "Assemblea Capitolina". La nascita del nuovo ente non è stata accompagnata da alcuna polemica, se non un piccolo scambio di battute caustiche tra ALEMANNO e BOSSI. Lunedì la rinnovata Capitale farà gli onori di casa al suo Cittadino Onorario NAPOLITANO fresco di titolatura, per aprire le danze dei festeggiamenti per i 170 anni dell'apertura della Breccia di Porta Pia. Il dado è tratto: con l'istituzione di Roma Capitale si è spianata la strada che porta all'assegnazione di maggiori poteri al Campidoglio, mentre BOSSI canta vittoria. «Ora tocca al Nord».
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