Non è una sorpresa la presenza di striscioni e minicortei, quello appena passato è stato un weekend di fuoco per quanto riguarda i fronti di protesta. Il 10 settembre si è tenuta una manifestazione a Bologna, davanti alla festa del PdL, terminata in un pestaggio da parte della polizia di 50 manifestanti. L'11 settembre invece c'è stato un piccolo corteo a Milano, mentre erano in 4 mila alla manifestazione (2500 per la questura) presso lo stretto di Messina di ieri, dove i precari e le precarie della scuola si sono posizionati ai due lati dello stretto per dire che la priorità non è un ponte tra Calabria e Sicilia, ma un collegamento tra Scuola e Paese; bloccata la nave Riace e il treno proveniente da Torino e diretto a Palermo che aspettava di attraversare lo stretto, 25 manifestanti sono stati denunciati dalla polizia. Questo il bilancio più recente di una lunga serie di proteste per una riforma che proprio non è piaciuta; una riforma che in prima battuta taglia 75 mila posti entro il 2011, lasciando intatti 729 mila posti agli insegnanti, di cui 93 mila di sostengo e 100 mila per i non di ruolo; inoltre la GELMINI promette in 6-7 anni riassobimento di 220 mila precari, anche se in altri momenti in precedenza aveva dichiarato che la sistemazione dei 200 mila precari sia un progetto irrealizzabile. È stata in particolare ridisegnata la Scuola Superiore, all'insegna della modernità secondo la firmataria GELMINI, toccando 600 mila studenti: l'accesso all'insegnamento sarà possibile solo dopo il biennio di Laurea Magistrale (l'accesso al quale sarà a imbuto, stabilito in base alle esigenze del sistema scolastico) in sostituzione al SSIS, più inglese, e un anno di tirocinio (gratis), per selezionare solo i migliori. Un sistema che di fatto aumenterà il precariato e la disoccupazione, aggravando gli affollamenti nelle graduatorie, che punta a selezionare i migliori nell'assenza assoluta di un sistema di valutazione delle eccellenze. L'Italia spende solo il 4.5% del Pil per l'istruzione (la media è del 5.7%), penultima nella classifica dei Paesi industrializzati.
«Oggi gli uomini sono ossessionati dal fatto di avere il controllo delle cose e poter dominare il fato. A queste condizioni, il giogo della "sorte" sulle nostre vite è destinato a perpetuarsi e probabilmente ad accrescersi e rafforzarsi. Se riusciremo a elevarci dallo status di "individui per decreto" a quello di "individui de facto", ponendoci come obiettivo il bene della collettività, potremo (con un poco di fortuna...) aver successo.» Z. Bauman
Education at Glance: rapporto sull'educazione dell'OCSE.
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