mercoledì 8 settembre 2010

Silenzio di Stato

Che non sia dimenticato di nuovo. Perché VASSALLO in vita è stato dimenticato, le sue preoccupazioni ignorate, come spesso succede quando un uomo delle istituzioni viene a trovarsi nel vicolo cieco della lotta alla criminalità organizzata. Quando uno si aspetta di trovare sostegno, solidarietà, o quantomeno una protezione delle Forze dell'Ordine contro il nemico numero 1 dell'Italia; e invece si scontra con il muro di silenzio. Con l'impotenza della preda già artigliata. Ora le indagini sono passate all'Antimafia di Salerno, che indaga sulla possibilità di  collusioni della stessa DDA con la camorra per questioni di spaccio.

Nonostante le dichiarazioni di TREMONTI sull'autunno tranquillo che ci aspetta, per quanto riguarda il mondo del lavoro i preamboli sono già preoccupanti: da Federmeccanica arriva la dichiarazione di disdetta del CCNL del 2008. Le responsabilità di questa decisione sono state interamente scaricate sulla minaccia da parte di LANDINI di impugnare a livello giudiziario il Contratto Nazionale, dichiarazione che ha scatenato la corsa ai ripari per il bene del settore metalmeccanico e dei lavoratori.  Potrebbe essere considerato un caso di minoranza attiva, dunque, poiché insieme gli iscritti di Fim e Uilm non superano quelli della Fiom. Precedente però a questo ci sono le parole di MARCHIONNE che aveva già minacciato un'uscita da Confindustria nel caso in cui non si fosse cambiato l'assetto legislativo; prontamente Emma MARCEGAGLIA da Rimini aveva risposto che sarebbe stato fatto: e così è stato.

Mentre i baluardi dell'Università Italiana (l'Alma Mater, la Sapienza, il Politecnico) si classificano tra il 176° e il 401° posto nella classifica di quelle mondiali, continua la protesta dei lavoratori precari della scuola pubblica. Di fronte alla strategia di evitamento da parte della GELMINI, che si è limitata a una conferenza stampa, i precari scendono in piazza oggi a Roma  e l'11 settembre a Milano (alle 15 in p.zza Missori).

"Analfabeti costituzionali": così DELLA VEDOVA di Fli etichetta BOSSI e BERLUSCONI in risposta alla volontà espressa da quest'ultimi di incontrare NAPOLITANO al fine di chiedere lo spostamento di FINI dal suo ruolo di Presidente della Camera; BERLUSCONI denuncia infatti il conflitto di interesse tra il ruolo istituzionale e politico di FINI, una doppiezza che impedirebbe a quest'ultimo di svolgere la propria funzione in modo neutrale e nel solo interesse per la cosa pubblica. È però ormai prassi, dal '94, quella di indicare i presidenti della camera senza passare per l'accordo con l'opposizione, con l'indicazione di Irene PIVETTI da parte dello stesso BERLUSCONI; una storia proseguita con CASINI nel 2001, con FINI nel 2008 e imitata dal Centrosinistra nel 2006 con BERTINOTTI. Dunque l'ipotesi ventitalata di un colloquio con il Capo dello Stato assume le sembianze di un counseling sulle possibilità offerte dalla Costituzione per una exit strategy punitiva di un tradimento che ai Berlusconiani non va giù; "Sono scelte politiche" replica FINI da MENTANA, e aggiunge "Presidente della Camera lo sono ora e lo sarò per tutta la legislatura". Ribadisce inoltre la fedeltà di Fli ai punti del programma, il sostegno al Governo nel processo della loro traduzione in pratica, ma senza subordinazione. "Meglio il voto anticipato", risponde BOSSI, che spazzerebbe via i Finiani che non hanno i numeri per governate e che permetterebbe di uscire da quel pantano che è la complessità democratica del dialogo e del dialogo a più voci. Se si vuole davvero andare al voto anticipato è sufficiente che la Lega non voti la fiducia. 



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