«A volte verrebbe da dire: lascio ad altri il sacrificio del governo» Sognava una maggioranza autosufficiente, qualitativa più che aritmetica, massiccia più che schiacciante. Ma come avviene sempre nei sistemi governati autocraticamente, è sufficiente allentare anche di poco le maglie del controllo verticistico perché si insinui nelle intercapendini dell'organizzazione il caos; che altro non è che un ritorno elastico all'indipendenza, recupero del potere negato.
Non è soddisfatto BERLUSCONE come sperava; 174 sì e 129 no ricavati nel voto alla fiducia in Senato, ma soprattutto quei 345 sì e 275 no, 3 astenuti, che gli ricordano l'importanza critica del gruppo (in procinto di organizzarsi in Partito) di Futuro e Libertà per l'Italia. Sembra un ritorno al '94, quando Forza Italia riuscì a risicare una vittoria in cui decisivo era stato l'appoggio degli allora nemici-amici Leghisti. E probabilmente era meglio allora che oggi, che invece la Lega è nella maggioranza, e ha spazio quindi per creare ancora più confusione. Finiani e Leghisti, due golden share, come li definisce Rosi BINDI, in grado di decidere le sorti del Governo. E poi ancora, Finiani buoni e Finiani cattivi (al Senato gli uni, alla Camera gli altri), falchi e colombe, le energie rubate dalla Lega per essere convinta a non chiedere proprio ora il voto ancitipato; e ancora BOSSI che si inebria dell'entusiasmo del casino e insulta i Romani, ricordando a tutti i lontani tempi delle scuole elementari. E il mondo cattolico che dichiara disgusto tramite la voce di FORTE, e CIARRAPICO che insulta la comunità ebraica. E ancora: la millanteria ormai smascherata del proporsi come ago della bilancia di negoziati internazionali dove gli serve ben più della classica pedana-rialzo per apparire significativo; quando dunque si vanta di essere stato consulente di OBAMA in fatti di politica economica e di aver giocato un ruolo decisivo nella questione Russia-Georgia un sorriso di scherno si diffonde sui volti. «Una maggioranza più articolata» la definisce: che è proprio ciò che BERLUSCONE teme di più, un governo che assuma a requisito di paradigma la complessità democratica.
Forse sarebbe stata quasi preferibile allo stesso BERLUSCONE una sconfitta, che avrebbe rianimato la coesione di un partito del quale invece ormai non si sentono che i dirigenti; la gente, come la chiama lui, ma anche chi è più ancorato ai territori, inizia a porsi interrogativi critici, a imbastire stralci di riflessione autonoma, che per un partito come il PdL significa solo una cosa: l'inizio della fine.
CRONISTORIA DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE ITALIANA
DEGLI ULTIMI 2 ANNI:
Camera 25/6/2008 decreto fiscale 326 sì, 260 no, 3 astenuti
Camera 15/7/2008 decreto sicurezza 322 sì, 267 no, 8 astenuti
Camera 21/7/2008 decreto manovra 323 sì, 253 no
Senato 1/8/2008 decreto manovra 170 sì, 129 no, 3 astenuti
Camera 5/8/2008 decreto manovra 312 sì, 239 no
Camera 7/10/2008 decreto scuola 321 sì, 255 no, 2 astenuti
Camera 22/10/2008 decreto Alitalia 309 sì, 250 no, 2 astenuti
Camera 2/12/2008 decreto sanità 307 sì, 241 no
Camera 7/1/2009 decreto universit. 302 sì, 228 no, 2 astenuti
Camera 14/1/2009 decreto anticrisi 327 sì, 252 no, 2 astenuti
Senato 27/1/2009 decreto anticrisi 158 sì, 126 no, 2 astenuti
Senato 11/2/2009 dl milleproroghe 162 sì, 126 no
Camera 19/2/2009 dl milleproroghe 284 sì, 243 no
Camera 2/4/2009 decreto incentivi 298 sì, 235 no, 2 astenuti
Senato 8/4/2009 decreto incentivi 164 sì, 119 no, 2 astenuti
Camera 13/5/2009 ddl sicurezza/1 316 sì, 258 no
Camera 13/5/2009 ddl sicurezza/2 315 sì, 246 no
Camera 13/5/2009 ddl sicurezza/3 315 sì, 237 no
Camera 10/6/2009 intercettazioni 325 sì, 246 no, 2 astenuti
Senato 1/7/2009 ddl sicurezza/1 164 sì, 124 no, 3 astenuti
Senato 1/7/2009 ddl sicurezza/2 162 sì, 127 no, 4 astenuti
Senato 2/7/2009 ddl sicurezza/3 157 sì, 124 no, 3 astenuti
Camera 24/7/2009 dl anti-crisi 294 sì, 186 no
Senato 1/8/2009 dl anti-crisi 166 sì, 109 no
Camera 30/10/2009 dl scudo fiscale 309 sì, 247 no
Camera 18/11/2009 dl Ronchi 320 sì, 270 no
Camera 16/12/2009 ddl finanziaria 307 sì, 271 no
Senato 11/2/2010 dl milleproroghe 160 sì 119 no, 2 astenuti
Camera 4/3/2010 dl enti locali 305 si 245 no
Senato 10/3/2010 ddl l.impedimento/1 168 sì 132 no, 3 astenuti
Senato 10/3/2010 ddl l.impedimento/2 168 sì 132 no, 3 astenuti
Camera 5/5/2010 dl incentivi 322 sì 272 no
Senato 19/5/2010 dl incentivi 163 sì 134 no
Senato 15/7/2010 dl manovra 170 sì 136 no
Camera 28/7/2010 dl manovra 329 sì 275 no
Camera 29/9/2010 comunicazioni gov. 342 sì 275 no, 3 astenuti.
La parola è libera. Libera in virtù di una libertà umana, che non è un delirio di onnipotenza creazionista. Libera piuttosto perché può concedersi un clinamen, flessibilità; libera di dedicarsi alla ricerca della verità, di riflettere su se stessa per dare un significato esatto o anche solo stabile al mondo, squadrando il linguaggio e la realtà con il taglione. Ma anche libera di opporsi a chiunque cerchi di imporle uno statuto di esistenza. La parola è libera di assumere drammaticamente forme artistiche, per trasmettere all’essere umano la sensazione di ciò che è sublime o di ciò che è tremendo. Libera di dipingere mondi ideali e perfetti, che si reggono sulla giustizia e sulla legge, o violenti, basati su forza e sopraffazione. Libera all’infinito, eppure vincolata alla socialità della semantica e alla biologia della sintassi. Libera di sfuggire sempre, anche immediatamente, da qualsiasi gabbia di senso da essa stessa creata. Libera di creare, attraverso le storie, la Storia.
La dinamica tra top (chi sta sopra, ma anche chi comanda, attivo) e bottom (chi sta sotto, ma anche chi esegue o subisce, passivo) è assai diversa di quella tra un uomo e una donna, bianco e nero o alta borghesia e ceto operaio. Questi sistemi sono ingiusti perché assegnano privilegi basati su razza, genere e classe sociale. Durante un incontro S/M, i ruoli sono acquisiti e usati in modi molto diversi. Se non piace essere un top o un bottom, basta invertire registro. Si provi a farlo col sesso biologico o con l'etnia o con lo status socioeconomico.
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